Massimo Romagnoli
Rassegna Stampa
 La Commissione europea ha adottato un progetto del valore di oltre 573 milioni di fondi europei nell’ambito della politica di coesione per sostenere la diffusione della banda larga veloce in Italia.

Il finanziamento dell’UE, che copre il 60% dei costi ammissibili del progetto, contribuirà a portare l’accesso veloce a Internet in aree in cui non è al momento disponibile e interesserà oltre 7 000 comuni italiani, per un totale di 12,5 milioni di abitanti, e quasi 1 milione di imprese.

Il progetto fa parte del “Piano digitale italiano – banda ultralarga”, la strategia nazionale per la rete d’accesso di nuova generazione. Mira a garantire velocità di connessione di almeno 100 megabit al secondo (Mbps) per l’85% delle famiglie italiane e per tutti gli edifici pubblici – in particolare scuole e ospedali – e di almeno 30 Mbps per tutti entro il 2020.

Il progetto riguarderà, in particolare, le cosiddette “aree bianche”, in cui le forze di mercato non riescono a realizzare il necessario potenziamento delle infrastrutture, in tutte le 20 regioni italiane. Il progetto dovrebbe essere completato entro la fine del 2020.

E’ bene sapere che l’Italia è il secondo maggiore beneficiario dei Fondi strutturali e d’investimento europei, compresi i fondi della politica di coesione, con uno stanziamento di 44,7 miliardi di € per il periodo 2014-2020. Agli investimenti nella banda larga e nei servizi digitali sono destinati 1,9 miliardi di €.

Inoltre l’Italia è il secondo maggiore beneficiario, in termini assoluti, del piano di investimenti per l’Europa, il piano Juncker, con 63,3 miliardi di € in investimenti aggiuntivi già mobilitati e oltre 286 000 piccole e medie imprese che hanno potuto trarre vantaggio da un migliore accesso ai finanziamenti.

Nel prossimo bilancio a lungo termine dell’UE la Commissione propone di assegnare all’Italia 43,5 miliardi di € di fondi della politica di coesione, una dotazione finanziaria che registra un aumento di 8,5 miliardi di €, nonostante un contesto di generale riduzione dei fondi destinati alla politica di coesione, al fine di sostenere una ripresa economica duratura nel paese.

Fonte: Commissione europea

29/07/2019
Fondo Nazionale Innovazione: investimenti a supporto di startup, scaleup e PMI innovative
Lo strumento operativo di intervento del Fondo Nazionale è il Venture Capital, ovvero investimenti diretti e indiretti in minoranze qualificate nel capitale di imprese innovative con Il Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro Luigi ha presentato a Torino il Fondo Nazionale Innovazione (FNI). Il Fondo, ha una dotazione finanziaria di partenza, prevista nella Legge di Bilancio 2019, di circa 1 miliardo di euro e verrà gestito dalla Cassa Depositi e Prestiti, attraverso una cabina di regia che ha l’obiettivo di riunire e moltiplicare risorse pubbliche e private dedicate al tema strategico dell’innovazione.Fondi generalisti, verticali o Fondi di Fondi, a supporto di startup, scaleup e PMI innovative.

L’impatto complessivo del FNI sul sistema dell’innovazione italiano può essere decisivo. Insieme alla crescita naturale del mercato privato e grazie all’attrazione di nuovi investitori sia nazionali sia internazionali, può rendere l’Italia uno dei paesi più competitivi in Europa in appena due anni. Allo stesso tempo la natura specifica dell’intervento e degli strumenti può aiutare il Paese a riprendere, dopo oltre venti anni, la strada della crescita. La strada è quella di uno sviluppo giusto e sostenibile, che crede nelle potenzialità di risveglio dell’Italia. FNI contribuisce a questa idea di sviluppo, direttamente e indirettamente, puntando a effettuare e suscitare investimenti per complessivi 5 miliardi di euro in 5 anni.


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